30 Ottobre 2009
Libro unico, l’informatizzazione va in rete?
Le ulteriori possibili implementazioni che, dalle informazioni contenute nel Libro unico, che riguardano i lavoratori attivi, consentissero l’incrocio con altri archivi, come quello, anch’esso in via di ingegnerizzazione, dei DURC (Documenti Unici di Regolarità Contributiva), consentirebbero una ben diversa cognizione delle condizioni dei lavoratori in Italia. L’Uniemens “individuale” va già su questa strada.
E’, pertanto, particolarmente interessante la lettura delle relazione stesa dalla Corte dei Conti, che ha analizzato l’attività ispettiva del Ministero del lavoro alla luce dell’evoluzione del sistema normativo e di regolazione,della sua applicazione sul territorio e dei risultati conseguiti nel contrasto al lavoro nero ed irregolare e per l’emersione del sommerso. L’indagine prende le mosse dal d.lgs.124 del 2004, norma che ha attuato la delega in materia prevista dalla legge 30 del 2003, con l’istituzione della nuova Direzione generale per l’attività ispettiva, con il compito di razionalizzare le funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro e di armonizzare le funzioni svolte dalle direzioni regionali e provinciali del lavoro cui fanno capo gli Ispettori operanti sul territorio. La relazione conclusiva, approvata nell’Adunanza dell’11 settembre 2009, è stata trasmessa dalla Corte alle Presidenze del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati; alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Segretariato Generale; al Ministero del lavoro, della Salute e delle Politiche sociali; al Ministero dell’Economia e delle Finanze - Gabinetto del Ministro; affinchè le Amministrazioni interessate comunichino alla Corte e al Parlamento, entro sei mesi dalla data di ricevimento “le misure consequenziali adottate ai sensi e per gli effetti dell’art. 3, comma 6, della legge n. 20/1994, come modificato dall’art. 1, comma 172, della legge n. 266/2005”.
La relazione si sofferma sugli istituti del D.lgs.124/2004, dall’interpello alla diffida obbligatoria e alla conciliazione monocratica, nonché su due temi ritenuti centrali per il contrasto al lavoro nero e a quello irregolare, quali le comunicazioni obbligatorie, la maxisanzione, il libro unico del lavoro.
Con riferimento a quest’ultimo, la Corte osserva che la funzione del LUL è quella di fotografare, in un’ottica di semplificazione, la realtà aziendale in un dato momento. Rimane invece alla Comunicazione obbligatoria preventiva di instaurazione dei rapporti assolvere alla finalità maggiormente critica che è quella di contrasto al sommerso. Sottolinea, pertanto, la Corte la valenza fondamentale della Comunicazione per sapere, da subito, se un lavoratore, trovato al momento dell’accesso, è in nero o no: da ciò discende, sicuramente, l’applicazione della maxisanzione (da 3.000 a 12.000 euro oltre a 150 euro per ogni giorno di “nero”) con la possibile sospensione dell’attività, in via cautelare e fino alla “messa in regola”, qualora ricorrano i presupposti chiaramente indicati nell’art. 14 del d.lgs. n. 81/2008.
E il libro unico?
Secondo la Corte costituisce un obiettivo da perseguire l’implementazione di un sistema informatico che metta in rete il Libro unico del lavoro così come i DURC (documenti unici di regolarità contributiva), “per consentire una ben diversa cognizione delle condizioni dei lavoratori nel Paese ed assicurare la reale “governance” del sistema di regolarità del rapporto di lavoro e previdenziale”. Una significativa accelerazione del processo di informatizzazione del Libro unico, in un’ottica di ulteriore semplificazione, è prevista nella Direttiva 2009 sull’azione amministrativa. Non è, quindi, esclusa una prospettiva nella quale sia il Ministero stesso “ente certificatore” che valida la regolarità della tenuta del Libro unico, secondo la normativa vigente.
Ma non era, la certificazione del rapporto di lavoro, uno degli obiettivi dei Consulenti del Lavoro?


Scritto il 2-11-2009 alle ore 18:01
Per me il lavoro nero continuerà sino a quando l’I.N.P.S. non ridurrà il carico contributivo e continuerà la “Gestione separata” che attualmente con il suo 25,75%,rimane la più appetibile,in quanto non esistono ferie,tredicesime,quattordicesime e T.F.R.Il D.U.R.C. va bene per le Ditte”serie ed oneste”;per le altre basta far figurare una parte dei dipendenti in regola e per il resto è tutto O.K.Inoltre sarà ora di aggiornare la famosa L.300(cd.statuto dei lavoratori),nella norma che fa disparità di trattamento tra lavoratori impiegati con ditte sotto i 16 dipendenti ed altri sopra i 16 dipendenti.Ma la Corte Costituzionale in occasione della bocciatura del lodo Alfano,non ha ribadito che tutti i cittadini sono equali di fronte alla Legge?Pertanto,si abolisca l’art.18,ma i “fannulloni” ed i “falsi malati” dopo tre richiami,devono essere mandati a casa.
“acqua alle funi” è la mia firma.
Scritto il 2-11-2009 alle ore 18:51
Certo è giusto, si controlla tutto, ma chi controlla le aziende che portano la produzione fuori dal paese e fanno perdere il lavoro a migliaia di persone? E noi con che aziende abbiamo la possibilità di lavorare? Visto che ormai le piccole attività stentano a rimanere in piedi?
Un cordiale aluto e buonlavoro.
Scritto il 3-11-2009 alle ore 20:26
Il lavoro è un bene primario e come tale andrebbe trattato. La rilevanza del prelievo alla fonte e la mancata percezione del lavoratore di quanto paga allo stato, fa si che sia gli imprenditori sia i lavoratori diventino quasi complici nel nascondere i lavoratori “aggiunti” e invisibili al fisco,con l’assurda motivazione che senza costoro la stessa impresa non avrebbe motivo di esistere.
Si faccia in modo che tutti abbiano l’esatta percezione del costo del lavoro e delle tasse che gravano sui redditi, come: che tutte le spese possano essere detraibili dai redditi imponibili prodotti e tassare esclusivamente i redditi non spesi. Allora otterremmo due risulati: evasione vicino all zero e lavoratori in chiaro e assicurati.
Questo è il mio pensiero, per quello che possa valere.
Enrico, Napoli
Scritto il 4-11-2009 alle ore 13:14
Da tutte le osservazioni pervenute emerge l’insofferenza per i controlli fini a se stessi ed il (fondato) dubbio che servano effettivamente a reprimere l’illegalità. Mi sembra che siamo, però, tutti d’accordo nel riconoscere che serve una cultura della legalità che nel nostro Paese è sempre più labile e che il peggior nemico dell’imprenditore, del lavoratore autonomo e di quello subordinato “onesti” è chi utilizza la trasgressione, il lavoro sommerso, l’evasione fiscale e contributiva,come strumenti, tutti, di una non più accettabile concorrenza sleale.